LETTERA 236 - DICEMBRE 2025-FEBBRAIO 2026
Editoriale:
La fraternità come missione: "Testimoni credibili e gioiosi dell'Amore di Dio"
Autore:
di Enza e Mauro Barlettani Responsabili Équipe Italia
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L’anno appena trascorso ha visto il movimento END in Italia riflettere sulla “fraternità”, come via concreta e universale per metterci sulla strada della santità. Vorremmo aggiungere un ulteriore pensiero che riguarda il nostro essere famiglia cristiana, chiamata a vivere in un contesto in cui la fraternità appare un valore offuscato da arroganza ed egoismo.
Dal nostro punto di vista, l’ideale di fraternità affidato alla cura della coppia e della famiglia cristiana richiama direttamente il significato del sacramento del matrimonio.
A volte sembra difficile da contrastare la tentazione di rinchiudere la scelta del matrimonio cristiano in una gabbia formata da un lato dalla ricerca di una “benedizione” dall’alto che ci possa sostenere nella relazione coniugale e dall’altro dal rispetto di una serie di regole morali (spesso solo paventate e poco praticate). Chiaramente questi aspetti sono presenti, ma da soli non possono rappresentare il significato di un sacramento di questa portata, che così rischia di non distinguersi rispetto ad altri tipi di scelte.
Allora partiamo da come Papa Leone ha recentemente descritto cosa si aspetterebbe da una coppia cristiana: Se ci amiamo così, sul fondamento di Cristo, che è «l’alfa e l’omega», «il principio e la fine», saremo segno di pace per tutti, nella società e nel mondo. […] Il mondo di oggi ha bisogno dell’alleanza coniugale per conoscere e accogliere l’amore di Dio e superare, con la sua forza che unifica e riconcilia, le forze che disgregano le relazioni e le società.
Con queste parole il Papa non si limita a sottolineare aspetti personali o morali, ma descrive una vocazione fortemente missionaria che la nostra esperienza d’amore può e deve avere per aiutare l’intera società a vivere in pace e fraternità.
Il Vescovo della nostra Diocesi, Mons. Bernardino Giordano, in un intervento ad una recente giornata di Settore, tra le altre cose, ha detto che i “corsi di preparazione al sacramento del matrimonio” dovrebbero essere chiamati “corsi di preparazione alla MISSIONE del sacramento del matrimonio”, per rendere più evidente il significato e la differenza di questa scelta rispetto ad altre scelte. E per sottolineare che i frutti del nostro impegno nel sacramento, i frutti della nostra missione di sposi cristiani, sono solo in parte destinati a noi.
Come diceva il nostro fondatore, Padre Caffarel: Non spetta a voi, sposi, rivelare con la vostra vita, il meno imperfettamente possibile, cosa significhi la parola amore? Sì, gli uomini dovrebbero essere indirizzati al mistero inconoscibile grazie all’amore dell’uomo e della donna. (5 maggio 1970)
D’altro canto, il movimento END ha sempre invitato i suoi membri a prendere piena coscienza del ruolo che il sacramento del matrimonio ci chiama a svolgere, rendendo il dono del nostro amore “segno” dell’Amore di Dio e facendoci a nostra volta dono in famiglia, sul lavoro, nella società, nella Chiesa. Nel documento Vocazione e Missione del 2018 si dice: Alcuni in effetti, anche se rispettano i punti concreti di impegno, perdono qualche volta di vista le vere esigenze della vita cristiana (Fede e Opere). Padre Caffarel non ha mai dissociato la nostra vocazione dalla nostra missione.
Alcuni relatori delle Sessioni Nazionali 2025 ci hanno ricordato con grande determinazione che vivere davvero la fraternità significa anche fare scelte che vanno oltre la relazione diretta con il nostro prossimo. Significa anche valutare con attenzione come acquistiamo, dove investiamo i nostri risparmi, quali informazioni contribuiamo a diffondere… La fraternità vissuta con impegno e coraggio, in ogni aspetto della nostra vita, è una via “rivoluzionaria” di cambiamento sociale e, probabilmente, anche una via per riformare la Chiesa.
Nella nostra esperienza personale la consapevolezza di questa “missione” non è nata per incanto con l’inizio della nostra relazione, ma è maturata nel tempo, affrontando insieme le esperienze che la vita ci ha messo davanti e si è rafforzata attraverso il cammino nelle END, che è stato un antidoto fondamentale al rischio di appiattirci su una visione limitata del sacramento, donandoci straordinari esempi e compagni di viaggio. E le END ci hanno aiutato a non vedere questa missione come un peso, ma ad assaporare la bellezza di far parte del sogno di fraternità di Dio.
Come coppia che cammina in un movimento di coppie, pur nella consapevolezza dei nostri limiti, con il Suo aiuto e con il sostegno reciproco, aspiriamo ad essere testimoni credibili e gioiosi di un matrimonio-sacramento che ci chiama a vivere – tra di noi e verso gli altri – un amore che sappia essere immagine imperfetta, ma reale dell’Amore di Dio per l’umanità, un amore che conforta con la parola, lo sguardo, l’aiuto, la carezza, l’abbraccio (AL 321).
Tutto questo ci indirizza anche verso gli orientamenti di vita del movimento END per il 2025-2026 (Chiamati a vivere in comunione con il nostro coniuge) e al tema a questi collegato che seguiremo come Super-Regione Italia: imparare a guardarci tra di noi e a guardare il mondo “con gli occhi di Gesù”.