Lettera END n. 1

LETTERA 1 - SETTEMBRE - OTTOBRE 1979

Editoriale:

Poiché lo Spirito è la nostra vita

Autore:

Roger Tandonnet s.j.

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POICHÉ LO SPIRITO È LA NOSTRA VITA

«Poiché lo Spirito è la nostra vita, lo Spirito ci faccia anche agire » (Gal 5, 25; trad. « Bibbia di Gerusalemme »). In una frase estremamente concisa (che molte traduzioni rendono male o addirittura deformano), san Paolo indica il ruolo dello Spirito Santo nell’esistenza del cristiano. Tale ruolo presenta un duplice aspetto: è lo Spirito che fa vivere, è lo Spirito che fa agire.
Per molti mesi abbiamo riflettuto sul distacco che il compito evangelizzatore al quale Dio ci chiama esige da noi. Ma ecco che è necessario che ci spingiamo più lontano e più in profondità. « E” lo Spirito deI Padre vostro che parlerà in voi », diceva Gesù ai suoi discepoli. Se non prendiamo coscienza di questa presenza operante, noi corriamo il rischio di essere soltanto, nella migliore delle ipotesi, dei propagandisti zelanti. Per annunciare autenticamente la Buona Notizia è necessario lasciar parlare lo Spirito: soltanto Dio parla bene di Dio.
« Lo Spirito di Dio abita in voi », dichiara Paolo ai Romani (Rm 8, 9) in un capitolo che bisogna leggere interamente. Aveva detto la stessa cosa ai Corinti (1 Cor 3, 16). Si tratta di una presenza interiore e permanente. Nell’antica economia della salvezza, si vedeva lo Spirito « cadere » su di un uomo prescelto, rendendolo in tal modo capace di profetare, di parlare in nome di Dio. Nell’economia nuova, la promessa fatta per bocca di Gioele trova il suo compimento: Dio effonde il suo Spirito su ogni carne, su ogni uomo e su ogni donna: « Diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie » (GI 3, 1_2).
Presenza permanente dello Spirito. E” in ogni momento, e non soltanto in questa o quella circostanza particolare, che noi siamo abilitati a parlare nel nome di Dio, atti a proclamare la sua parola. Da quando, attraverso il battesimo e la confermazione, lo Spirito Santo è entrato in noi con la pienezza dei suoi doni, nella nostra vita è avvenuto qualcosa di definitivo. Un sigillo incancellabile ci segna, una qualità nuova ci è conferita: noi siamo diventati figli nel Figlio.
Presenza interiore dello Spirito. Lo riconosciamo « vivificante ». Come l’anima anima l’essere, come la linfa irrora la pianta, è dall’interno e non dall’esterno che egli ci santifica. Se ci vivifica, lo fa procurandoci la familiarità interiore con Gesù, unendoci interiormente a quel Ge-Sù che ha potuto dire: « Io sono la Vita ».
Noi abbiamo fin troppo la tendenza a considerare lo Spirito come una semplice risorsa occasionale nei momenti difficili, come un semplice riferimento esteriore che sopperisce alla nostra innata fondamentale incapacità. In realtà, invece, egli è in noi una sorgente ininterrotta, una luce senza eclissi, una forza sempre disponibile. Non dobbiamo temere che lo Spirito ci venga mai meno. Quello di cui si deve aver timore, invece, è che, con la nostra indifferenza o con la nostra mancanza di attenzione, con i nostri capricci o i nostri pregiudizi, noi ci rendiamo incapaci di percepire questa presenza, di ascoltare questa voce e di lasciare che riecheggi in noi.
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« Lo Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio » (1 Cor 6, 19). Paolo sottolinea che è una presenza offerta gratuitamente. Lo Spirito non potrebbe essere considerato indipendentemente dal Padre che ce lo dona (Gv 14, 16), né indipendentemente dal Figlio che ce lo manda (Gv 15, 26). Poiché egli è lo Spirito del Padre e del Figlio, è il dono del Padre e del Figlio.
Non è iI dono di un oggetto, di qualche cosa di cui si potrebbe usare ed abusare come se ne fossimo i proprietari, di qualche cosa di cui si potrebbero scorgere le dimensioni o distinguere i limiti. E non è neppure la concessione di qualche forza impersonale, come quei talenti che le buone fate depongono capricciosamente in certe culle. No! Non si tratta di qualche cosa, ma di Qualcuno che, dandosi a tutti e a ciascuno, vuole instaurare una relazione personale unica. Unica per la permanenza e per l’interiorità, come abbiamo appena detto. Unica per Ia qualità dell’amore.
E” infatti l’amore di un Dio creatore e redentore che, nel dono del suo Spirito, ci permette di gustare le primizie dell’unione eterna alla quale egli ci destina. La caparra della nostra eredità, dice san Paolo, il pegno della nostra salvezza e della nostra eterna felicità. Non releghiamo in qualche oscuro angolo della nostra esistenza questo pegno, questa caparra, queste primizie: lo Spirito ci è dato perché ne viviamo in ogni istante.
Ciascuno di noi è così beneficiario di un dono unico. E tuttavia è « lo stesso Spirito » che è dato a tutti. Egli è il principio e, insieme, l’operatore della nostra unione personale a Dio e della nostra comunione interpersonale. Egli opera in ognuno in modo diverso: è la diversità dei carismi; e unisce la comunità: è il legame della carità. Noi dobbiamo affermare e vivere, al tempo stesso, la singolarità del dono personale e la convergenza dei carismi differenti. In ciò sta tutta la vita spirituale eminentemente personale e necessariamente comunitaria.
Se lo Spirito opera l’unità del corpo nella diversità delle membra (è la base della spiritualità ecclesiale), opera anche l’unità della coppia attraverso la singolarità dei coniugi (è la base della spiritualità coniugale). In entrambi i casi egli sollecita la nostra cooperazione, e noi non dovremo rimanere passivi. Nel corso dei prossimi mesi forse sapremo distinguere meglio, nella preghiera, nella riflessione, nel dialogo, le condizioni necessarie perché Io Spirito, in modo ancor più reale, più profondo, più fedele e più fecondo, sia veramente « la nostra vita »: vita di ciascuno di noi, vita di ciascuna coppia, vita di ciascuna équipe, vita di ogni comunità ecclesiale.
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Attraverso questa presenza dello Spirito in noi, noi ci sottraiamo radicalmente ad un mondo che sia chiuso su di sé, ad un mondo esclusivamente profano. Portatori di Dio, cibori ed ostensori della sua presenza, non potremmo lasciarci ridurre all’universo delle apparenze, all’àmbito dei fenomeni, al mondo della carne. Lo Spirito non ci separa dal mondo: ci rende portatori, in questo mondo e per questo mondo, di una presenza che lo trascende e che, tuttavia, attraverso di noi, desidera incarnarvisi per attirarlo a sé.
Roger Tandonnet, s. j.