VERSO IL SINODO
L’anno 1980 vedrà riunirsi a Roma un sinodo dei vescovi, che verterà essenzialmente sulla famiglia. Esso ci concerne quindi in prima persona. Al punto che qualcuno vorrebbe che fin d’ora noi ci sentissimo, o ci mettessimo, « in stato di sinodo ». t una proposta assennata, ma a condizione che la si comprenda bene.
Per prima cosa bisogna chiederci: che cos’è un sinodo? E un’assemblea di vescovi, periodicamente riunita a Roma per aiutare il Papa ad affrontare punti importanti di dottrina o di pastorale. Un’assemblea di vescovi, ma non di tutti i vescovi come il concilio. Un certo numero di vescovi « rappresenterà » legittimamente la rispettiva conferenza episcopale e, nello stesso tempo, le varie componenti del Popolo di Dio. Perché una discussione sia feconda bisogna pur ammettere che il numero dei partecipanti debba essere limitato e che, perciò, non tutti gli « interessati » abbiano la possibilità di farsi ascoltare direttamente.
Che cosa si propone il prossimo sinodo? Di studiare i « compiti » della famiglia cristiana nel mondo d’oggi. Intendendo per « compiti » tutto quanto la famiglia può dover essere o fare per assolvere la sua funzione, per compiere la sua vocazione secondo Dio, in mezzo ai nostri contemporanei. Si tratterà quindi di analizzare l’attuale congiuntura per individuare in essa le necessità alle quali rispondere, gli appelli ai quali non rimanere sordi, ed eventualmente le sfide da raccogliere o le opposizioni da respingere. E alla fine di tutto questo potranno essere proposti alle famiglie degli orientamenti, nonché dei richiami dottrinali o delle ammonizioni pastorali.
Il Papa si augura — e lo ha detto esplicitamente ai responsabili del nostro Movimento a metà settembre — non solo che non rimaniamo indifferenti a questo avvenimento, ma che vi partecipiamo attivamente. Il problema, per ognuno di noi, sta nel sapere in che modo. Vorrei soltanto indicare due tracce.
Partecipare alle consultazioni, in primo luogo. A vari livelli, i pastori hanno cura di sentire il parere di coloro che giorno per giorno vivono la realtà cristiana del matrimonio e della famiglia. Per tale motivo il Comitato pontificio per la Famiglia ha pregato i responsabili delle grandi associazioni coniugali e familiari (e quindi le Equipes Notre-Dame) di inviare le proprie riflessioni su un primo progetto di programma proposto ai vescovi. E, sempre per tale motivo, nella maggior parte delle diocesi i vescovi hanno chiesto ai fedeli di esporre Ie proprie idee a questo riguardo. t importante quindi che tutte le nostre coppie prestino ascolto a cniesto appello e non abbiano alcun timore di farsi eco presso il proprio vescovo di tutto quanto sembrerà utile per il bene comune della famiglia cristiana: dicano in che modo si sforzano di vivere e in che modo vedono vivere intorno a loro una vita di sposi e di genitori cristiani; espongano i problemi contro cui personalmente inciampano; esprimano le aspirazioni che possono avere, ecc.
E poi, ancor più importante, partecipare alla preparazione spirituale di questo sinodo. Cosa significa? Soprattutto pregare e far pregare perché sia Io Spirito Santo ad esserne la guida e perché vi regni la carità. Una consultazione così vasta, infatti, non è priva di rischi: sarebbe deplorevole che divenisse una consultazione di tipo politico, in cui ognuno ha il solo obiettivo 41 far trionfare la propria ideologia o il proprio partito. Nel nostro modo di esprimere le nostre esperienze, i nostri problemi e le nostre aspirazioni dovremo guardarci dall’agire come un gruppo di pressione. Abbiamo qualcosa di meglio da fare che non discutere appassionatamente per imporre le « nostre » idee ... Abbiamo da testimoniare, con umiltà e con realismo insieme, ciò che Dio vuoi compiacersi di fare per coloro e con coloro che hanno scelto di far poggiare su di Lui la loro vita coniugale e familiare.
Metterci « in stato di sinodo », forse è anzitutto questo. Prender coscienza di quale sia la posta di questa assemblea. Credere che soltanto lo Spirito del Signore può renderla feconda. Portare il nostro modesto contributo ai suoi lavori. E infine pregare — individualmente, in coppia, in équipe — perché, grazie a questi lavori, gli uomini del nostro tempo (e noi per primi!) arrivino a capire sempre meglio che « la buona notizia portata dal Cristo salvatore è anche una buona notizia per l’amore umano» (Paolo VI).
Imperniato sulla famiglia cristiana, questo sinodo metterà in luce necessariamente quello che ne è insieme l’origine e il centro: il sacramento del matrimonio. Ora, come ce lo ricordava Giovanni Paolo II a settembre, « quali ricchezze, quali esigenze, quale dinamismo scaturirebbero se questo sacramento fosse vissuto giorno per giorno, nella fede, secondo l’immagine del dono reciproco di Cristo e della sua Chiesa! ».
Roger Tandonnet, s. j.