Messaggio del nuovo CS del Settore S. Maria della Grazia

Messaggio del nuovo CS del Settore S. Maria della Grazia

28 settembre 2021

Napoli, 28 Settembre 2021

Carissimi équipiers del Settore S. Maria della Grazia,

un caro saluto a tutti voi; grazie per ciò che siete e per la testimonianza di fede e di vita che offrite ogni giorno.

Sono don Raffaele Vitale, presbitero della Chiesa di Aversa e consigliere dell’equipe Portici 4. Sono entrato a far parte di questa bella esperienza ecclesiale rispondendo alla voce di Dio che mi ha letteralmente telefonato! Ebbene sì, ero ad Assisi e, mentre giungevo alla chiesa di San Damiano, mi squilla il telefono ed una coppia di amici mi accoglieva nella loro grande famiglia di famiglie. Grazie a loro, in questi anni, ho appreso l’arte di crescere come padre e custodendo, al contempo, quella gioia perenne di essere figlio.

Da quest’anno il Signore nuovamente mi ha chiamato nell’accogliere il servizio di consigliere dell’Equipe di Settore, affiancando il delicato compito di coordinamento e guida della coppia responsabile.

Insieme con le coppie del Settore ci apprestiamo a vivere un nuovo cammino, pronunciando il nostro eccomi a Dio che ci chiama. 

«Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3,20)

 È con questi sentimenti che, con l’aiuto di Dio e in punta di piedi, busso alla porta delle vostre storie di vita familiare. Mi accingo a intraprendere questo cammino ben consapevole dei miei limiti ma ben disposto a servire la Chiesa.

Il tema di quest’anno è segnato dall’accoglienza e dalla riscoperta della famiglia come “fermento di rinnovamento per la chiesa e del mondo”. In questi ultimi due anni, segnati dal drammatico evento della Pandemia, le nostre equipe hanno assaporato l’amarezza delle distanze ma anche il fermento di nuove prospettive e porte da varcare, così da conoscere ed amare il mondo con lo stesso sguardo e il cuore di Dio. Il fermento, che ci auguriamo di poter accrescere, sia come quello presente nelle sei giare di pietra e versato al calice delle nozze di Cana, grazie alla sollecitudine di una Madre desiderosa di custodire la gioia dei suoi figli.

Tante volte per accogliere bisogna anche avere il coraggio di accoglier-si, superando la tentazione di sentirsi stanchi e inadeguati o incapaci di poter affrontare le nuove sfide e avventure che si presenteranno sul nostro cammino. Non solo si ha la garanzia che si è in due a camminare ma, ancor di più, il sigillo perenne della vostra chiamata sacramentale è certezza che Dio dirige “i nostri passi sulla via della pace” (Lc 1, 68-79).

Potremmo idealmente scoprire il sapore dell’accoglienza partendo dalla quotidianità delle nostre famiglie le quali, sorprendentemente, rendono visibile l’amore infinito del nostro Dio; quel sapore familiare, fatto di pasta al sugo, ormai scotta, delle 13.30 con gli innumerevoli ritardi da lavoro o di rientro da scuola; il sapore dei baci e degli abbracci prima di andare o dormire; quello delle lacrime amare per un cuscino o una sedia vuota che non sarà più occupata o quello ancora più snervate, per la rata del mutuo scaduta da qualche giorno. È la scia di profumo dei teenagers che lasciano in tutta la casa per andare al loro primo appuntamento, scoprendo che finalmente sono cresciuti. Gusti, profumi, suoni e rumori, quelli di casa e che straordinariamente ci fanno ripetere, senza che lo vogliamo: “gustate e vedete com’ è buono il Signore, beato chi in Lui si rifugia” (Sal 33).

Mi è sempre piaciuto poter paragonare la presenza dei consacrati nella vita delle coppie e delle famiglie con quello sguardo estatico e commosso di un sacerdote ritratto dall’artista rinascimentale Perugino nella pala d’altare: Lo Sposalizio della vergine.

È uno sguardo, quello del pio sacerdote, che vede nell’incontro tra le due mani dei giovani Giuseppe e Maria, l’incarnarsi delle parole della Genesi “e i due saranno una carne sola” (Gn 2,18); quelle mani rivelano Dio che ama instancabilmente la sua umanità. È singolare anche il contesto di questo semplice ma solenne evento. Il tutto avviene in piazza - direi al centro del mondo- mentre sullo sfondo uomini e donne che dialogano e vivono intorno ad una chiesa con una porta aperta che, lasciando intravvedere il suo interno, si apre all’infinito.

Siamo portati anche noi, dinanzi a quelle mani e quegli sguardi che si incontrano, sopraggiunti dopo aver affrontato un lungo cammino, probabilmente piacevole o impervio; superato l’ultimo guado, ci lasciamo sorprendere dal come la semplicità e la tenerezza di pochi gesti parlano proprio di noi e rappresentano il paradigma di due esistenze libere e piene di passione che si accolgono, per tutto il resto dei loro giorni.

Buon cammino a tutti voi, amici, e che la nostra Vergine Maria dispensatrice di Grazie, ci conceda il dono del fermento di amore e libertà.

 Di cuore

Padre Raffaele Vitale