LETTERA 218 - MAGGIO-GIUGNO 2022

EDITORIALE : IN ASCOLTO DI. . .

AUTORE        : Bruno e Daniela Olivero - Responsabili Regione Nord Ovest A

“Lo sapete fratelli miei carissimi: sia ognuno pronto ad ascoltare,
lento a parlare, lento all’ira” (Gc 1,19).


Sarà il tempo che passa o sarà il momento storico, ma ultimamente ci sembra che ogni voce che sentiamo ci offra una categoria da scegliere:
cristiano, non cristiano, credente, non credente, cittadino, straniero, no vax, ecologista, votante, tradizionalista, pro questo o contro quello… Un rumore continuo che ci disorienta e finisce per infiltrarsi nelle nostre vite per stanchezza, per emozione, o per distrazione. Intanto i figli fanno i figli, il lavoro è lavoro, la vita impone un ritmo troppo sostenuto, che va sempre avanti e certo non possiamo stare dietro a tutto.
Lasciar perdere oppure provarci? La pandemia ci ha fatto vedere che all’improvviso tutto si ferma, che non importa quanta importanza
sembrava avere. Allora tiriamo il freno del nostro viaggio e spegniamo i rumori; Gesù ci insegna che è il momento giusto: “In quei giorni Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in preghiera”.
Che fatica per noi due! Sia perché è notte (la difficoltà, la diversità, le ferite della vita, la stanchezza, l’allontanamento), sia perché fatichiamo ad affidarci. Ma il Padre ci accetterà come siamo, niente di più che Figli. Lui per primo ci ascolta.
Essere ascoltati è un’esigenza profonda, dal bambino che piange e appena può chiama continuamente per dire “sono qui”, alla coppia
che prende forma nel vedersi, parlarsi, ascoltarsi, toccarsi; dalla famiglia che è una dimensione di ascolto a tutto tondo, alle varie relazioni umane, che sono tali se le persone sentono di esistere per qualcuno: se non di essere capite, almeno di essere accolte.
Eppure, questo nostro bisogno così forte non è agito in automatico verso gli altri: ascoltare è un’arte che dobbiamo coltivare, che cresce e migliora a seconda della cura che le dedichiamo. Un periodo di distrazione ed appassisce: solo noi abbiamo pensato “. . .non mi ascolta più. Non mi ascolta mai”? Questa persona che abbiamo scelto di conoscere fino in fondo e alla quale ci siamo aperti per quanto era nelle nostre forze, in certi momenti può anche deluderci, o viceversa. Ascoltare è un atto di amore, che non è solo stare a sentire, ma che richiede di attivare “l’orecchio del cuore”, che permette di ascoltare anche quello che non si sente: “Ascoltami, ascolta il silenzio. Quello che dico non è mai quello che ti dico, bensì qualcos’altro. Capta questa cosa che mi sfugge e di cui tuttavia vivo, perché io da sola non posso” (C. Lispector, trad. Scaramucci).
Forse abbiamo questa esperienza, ne siamo stati capaci o qualcuno l’ha fatto con noi: nostro marito, nostra moglie, una persona, che ha ascoltato il nostro silenzio, ha alleviato la nostra solitudine e ci siamo sentiti amati. L’ascolto è la differenza tra un bacio distratto ed i nostri baci di amanti… ai quali si dà tempo, vicinanza, attenzione, riconoscimento.
Questa arte, questa attenzione all’ascolto profondo
matura nel silenzio e nella preghiera, non nella fretta e nella confusione: fare silenzio aiuta ad ascoltare il “…mormorio di un vento leggero”, la carezza dell’Amore che aiuta la nostra coppia.
Ci siamo fermati. Ci siamo messi da parte, in atteggiamento di preghiera, in silenzio. Abbiamo ascoltato la voce di Dio (lo Spirito Santo).
“Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici.”
Sentire, ascoltare, comprendere, accettare, condividere, scegliere. La nostra relazione a due, la tenerezza, il dialogo, le nostre differenze e le difficoltà della vita, che non si possono capire ma solo accettare, vissute con l’aiuto dello Spirito Santo: Lui, il Padre e il Figlio che si amano e si ascoltano così intensamente da essere Uno Solo, possono sicuramente aiutarci.
Nell’END il Dovere di Sedersi ci guida in questo percorso. Dobbiamo approfittarne, è una ricchezza. Ascoltando con l’orecchio del cuore chi amiamo, sapremo aprirci all’ascolto di chi è prossimo e poi del mondo, passo dopo passo, ognuno al proprio ritmo, chi correndo, chi sedendosi spesso e chi anche tornando indietro un pezzo. Senza paura che Dio smetta di ascoltare noi, Lui che “Dal grembo di mia madre mi ha chiamato”.


Ci è piaciuta molto questa poesia. Se parla di un amore tra persone o dell’Amore non sappiamo, ma certo risuona di un ascolto che accoglie l’altro così com’è, e lo aspetta come un dono immenso.
Così speriamo sia anche per voi, e ve ne facciamo un piccolo dono.


SE TU NON PARLI
Se tu non parli
riempirò il mio cuore del tuo silenzio
E lo sopporterò.
Resterò qui fermo ad aspettare
Come la notte
Nella sua veglia stellata
Con il capo chino a terra
Paziente.
Ma arriverà il mattino
Le ombre della notte svaniranno
E la tua voce
In rivoli dorati inonderà il cielo.
Allora le tue parole
Nel canto
Prenderanno ali
Da tutti i miei nidi di uccelli
E le tue melodie
Spunteranno come fiori
Su tutti gli alberi della mia foresta.
Rabindranath Tagore

Allegati

Lettera 218




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