LETTERA 216 - DICEMBRE 2021-FEBBRAIO 2022

EDITORIALE : Il pensiero: un dono inestimabile

AUTORE        : Clelia e Gianni Passoni - Responsabili Equipe Italia

Il pensiero: un dono inestimabile


La Carta della Terra, L’Aja (29 giugno 2000) ci chiamava tutti a lasciarci alle spalle una fase di autodistruzione e a cominciare di nuovo, ma non abbiamo ancora sviluppato una coscienza universale che lo renda possibile. Per questo oso proporre nuovamente quella preziosa sfida: “Come mai prima d’ora nella storia, il destino comune ci obbliga a cercare un nuovo inizio. (. . .)Possa la nostra epoca essere ricordata per il risveglio di una nuova riverenza per la vita, per la risolutezza nel raggiungere la sostenibilità, per l’accelerazione della lotta per la giustizia e la pace, e per la gioiosa celebrazione della vita”. (Papa Francesco, Laudato sì n°207).


Siamo cresciuti nella società del consumo, dell’accumulo, della competizione, del non limite, come se tutto fosse infinito.


Economia, fenomeni ambientali e sociali con cui tutti i giorni interagiamo, le pandemie in corso, lo stesso spirito di questo tempo portano a vedere e sentire che il nostro pianeta è al collasso. Ci sembra di essere in un vicolo cieco.


Aprire gli occhi su tutto questo non è sufficiente, ma vedere “realmente” significa agire.


Per questo è indispensabile la capacità della prospettiva, avere il senso del cammino da fare, ma anche della meta più adeguata, prossima a cui aspiriamo. Questo è il tempo propizio per provare a pensare e agire in un’ottica dove tutto è in relazione e tutto è in continua trasformazione provando a superare scetticismo, dubbi e paure.


Il pensiero è la capacità di mantenere lucidità di fronte alle cose e alle pressioni delle situazioni intorno a noi in modo da evitare di doverci adattare a tutto ciò che ci pressa.


Il pensiero un dono inestimabile per individuare strade che prima sembravano inesistenti e impraticabili.


Insieme al pensiero cammina la nostra immaginazione che ci aiuta a individuare semi di bene che possiamo e dobbiamo coltivare. Immaginare ci aiuta ad intravvedere il seme del futuro che abbiamo già qui, già ora. Il futuro non sta avanti a noi chissà quanto, ma ci sta di lato e si apre ogni volta che inauguriamo un altro modo di vivere e di agire, ogni volta che trasformiamo le situazioni interiori ed esterne.


Nella vita affettiva, nelle emozioni, nei sentimenti, l’immaginazione è la forza dell’empatia, che ci consente di sentire quello che sente l’altro. Quando ciò accade, è come vedere una persona per la prima volta entrando davvero in comunione con lei. Sorelle e fratelli tutti insieme sulla barca della vita.


La trasformazione vera si riconosce perché genera liberazione e consente di uscire dalla rassegnazione, dalla credulità, dalla paura e dalla remissività verso quanto ci opprime. Una liberazione interiore , di persone, di popoli. Così la nostra esistenza diventa capace di futuro perché possiamo immaginare una condizione migliore e agire per anticiparla.


Se non la “vediamo” prima non sappiamo realizzarla, perché non sappiamo verso dove andare.


A quali forze interiori possiamo attingere per provare a superare lo scetticismo e la disperazione che possono ostacolare il nostro desiderio di agire?


In primo luogo, abbiamo la forza dei nostri sentimenti di lungo respiro che danno significato alla nostra vita affettiva. A questi si legano in modo inscindibile la gratitudine, la fiducia, la compassione, la tenerezza, la gioia, la meraviglia, la speranza, facendoci scoprire la bellezza del legame con gli altri e con tutte le creature della natura.


 


La prima barca su cui siamo saliti è la nostra coppia, la nostra famiglia, luogo del “qui e ora” dove possiamo inaugurare ogni giorno un nuovo modo di vivere e di agire a servizio di una giustizia più grande e partecipare alla costruzione del Regno di Dio, dove ci sia felicità per tutti.


“Vivere incessantemente nell’atteggiamento del per-te e mai nell’atteggiamento del per-me , come diceva padre Caffarel  nel suo discorso alle coppie regionali a Chantilly , è condizione per noi, per cui esistere significa essere in-comunione, giacché ogni nostra esperienza felice non é fatta di potere o di egoismo, è fatta di armonia con se, con gli altri, con la natura, con Dio, con la verità del vivere.


Mai la vita felice sarà frutto di una conquista che vale solo per me ed esclude gli altri.

Allegati

Lettera 216




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